Il Giardino di Palazzo Filangeri Cutò

Località:Santa Margherita del Belice(PA)
Estensione: 4.100 mq

La Provincia di Agrigento, nel cuore del Mediterraneo, ha dato i natali a Pirandello, Sciascia, Camilleri, e ha segnato indelebilmente l’infanzia di Tomasi di Lampedusa. A Santa Margherita di Belice, Giuseppe Tomasi di Lampedusa ha trascorso le sue estati nel Palazzo Filangeri Cutò, appartenente alla famiglia materna.

Costruito sulle preesistenze di una rocca araba, il Palazzo si sviluppò a partire dal XVII secolo come residenza del fondatore del paese Antonio Corbera. Mantenne sempre un valore emblematico del potere feudale all'interno del territorio di S. Margherita, fino al tramonto del baronaggio alla fine dell’800.

Il Palazzo, insieme a gran parte della città, è stato gravemente danneggiato da un terremoto nel 1968. L'ingresso presenta una doppia fila con ritratti degli antenati di Tomasi di Lampedusa risalenti al 1080.

Nel '700 i Giardini del Palazzo erano piantati a specie esotiche di palme, bambù e aranci, e una grande fonatana era rifornita di anguille del Fiume Belice, per la tavola del Principe.

Nel 1812-1813 Nicolò I Filangeri, ospitò nel palazzo il re Ferdinando per tre mesi, la regina Maria Carolina di Napoli e Sicilia (la Donnafugata) ed il Principe Leopoldo. Proprio in riferimento a questo evento, Giuseppe Tomasi chiama il paese descritto nel Gattopardo, Donnafugata in onore della Regina fuggita da Napoli.

Oggi è stato completamente restaurato ed è sede del Parco letterario-Museo del Gattopardo in onore al celebre scrittore Tomasi di Lampedusa che ivi trascorse tra i sei e i vent'anni, le proprie estati. Divenuto nel Gattopardo il palazzo di Donnafugata, esso fa da cornice a poco meno della metà del romanzo.

Il Palazzo fa da sfondo ad una grande piazza e si presenta come organismo autosufficiente, dotato di teatro, cappella, locali di rappresentanza e di un ampio giardino.

Il giardino, è inserito nel contesto urbano e collocato su un piano più basso del complesso monumentale del Palazzo.

Realizzato sul finire del XVII secolo, da maestranze palermitane, occupa un'area di circa 4.100 mq. ed è di forma rettangolare. All'interno vi sono quattro fontane, prive delle sculture, due a forma di quadrifoglio, di cui una posta all'incrocio dei due viali centrali e l'altra collocata vicino alla scala di Leopoldo, che unisce il palazzo al giardino, una grande di forma circolare con al centro un isolotto ricco di piante in un'ampio piazzale su cui confluiscono i viali secondari ed una piccola di forma rettangolare definita dei "bambù" per la vicinanza di tali piante. Sono presenti una serra, una voliera ed una nicchia, incorniciata con pietra arenaria, ricavata nel muro del viale che la delimita da un altro polmone verde, il parco della Rimembranza, sede forse della gabbia delle scimmie.

Alla base dell'impianto vi è un canale d'acqua sotterraneo, che l'attraversa in tutta la sua lunghezza, grazie al quale si è avuto il suo mantenimento nel periodo di totale abbandono agli inizi del XX secolo.

Da un rilievo redatto dal Dipartimento di Scienze Botaniche dell'Università di Palermo sono state individuate 86 tipi di piante di cui 15 specie rare. Sono presenti piante di ligustri, palme di diverse specie, araucarie, pini, lecci, un boschetto di bambù e le noline, specie che difficilmente si trovano nei giardini e nei parchi siciliani. Le aiuole sono delimitate da bordure di bosso, interrotte in vari punti da siepi di alloro.

Uno dei luoghi più singolari ed interessanti del giardino per la autorevole ed imponente presenza di due gruppi di piante di particolare e rara bellezza è il "giardino delle yucche", così chiamato per la presenza delle yucche elephantipes, che formano un'area a forma trapezoidale situata a sud del Palazzo. Il giardino per la varietà delle essenze arboree presenti, per la bellezza di alcuni esemplari è un patrimonio storico-artistico di indiscusso valore. Il giardino è aperto al pubblico ed è utilizzato per manifestazioni ed eventi culturali patrocinati dal comune.