Ceas

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Un CEA di Legambiente è un Presidio Territoriale, cioè è una strutturazione fisica e culturale sul territorio. Struttura fisica in quanto organizzata con una sede, evidentemente riconoscibile come luogo di elaborazione, incontro, discussione, educazione e formazione non formale, e organizzata con un gruppo di soci Legambiente che professionalmente si occupano di progettare, organizzare, realizzare, percorsi educativi, iniziative formative e divulgative rivolti al diverse tipologie di target di utenza e con diverse modalità. Struttura culturale, in quanto luogo di elaborazione politica di sviluppo socio–culturale del territorio di appartenenza, capace di interagire con altri gruppi sociali quale agenzia che agisce in stretta dialettica con la comunità locale.   Le caratteristiche distintive di un CEA rispetto ad altre tipologie di presidio dell’associazione sono: 9 la capacità di essere agenzie formative capaci di rapportarsi con la scuola nell’ottica dell’innovazione e del cambiamento;   9 la capacità di   sviluppare professionalità nel campo delle educazioni e formazioni formali e non formali offrendo continuità nell’offerta formativa e  stabilità agli operatori della propria struttura; 9 la capacità di sviluppare servizi educativi, culturali e turistici sul proprio territorio.

Grotta Santa Ninfa

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Il CEAS della Riserva Naturale "Grotta di Santa Ninfa" è un centro visitatori e un punto informativo in cui scoprire la riserva naturale attraverso materiali divulgativi, plastici e software interattivi. Funge da museo geologico e naturalistico coinvolgente ed interattivo, che racconta la storia del territorio protetto e del suo comprensorio. È un centro di educazione ambientale che permette di esplorare gli ambienti naturali attraverso esperienze concrete e laboratori tematici ed è anche un centro di documentazione in cui approfondire i temi della geologia, degli ambienti naturali, della tutela della natura e dei beni culturali.
Il centro propone alle scuole e alle famiglie attività didattiche e laboratori tematici per la scoperta e la conoscenza del territorio protetto, attraverso concrete e magiche esperienze da svolgere al Centro e sul campo: attività ludiche, momenti di ascolto e riflessione, esplorazioni, schede natura, attività sensoriali, osservazione.

SALE NATURALISTICHE E DIDATTICHE
Sala dei gessi
È dedicata a quattro ambiti tematici :
-la storia dei gessi: origine, tipologia e distribuzione delle rocce gessose.
-Il carsismo epigeo: il ruolo dell’acqua come “modellatore” del paesaggio.
-Il mondo sotterraneo: il magico mondo delle grotte.
-I gessi e l’uomo: l’uso millenario delle rocce gessose da parte dell’uomo: cave, cristalli, edilizia, arte e tanto altro.
Sala “Una famiglia di naturalisti”
È dedicata ai naturalisti della famiglia De Stefani, proprietari del Castello di Rampinzeri per circa 2 secoli, un antico baglio risalente alla fine del XV secolo, fondato da Don Luigi Arias Giardina, primo barone e marchese di Santa Ninfa. Del Castello di Rampinzeri si narra anche nel romanzo “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa. È stato acquistato ed in parte restaurato dal Comune di Santa Ninfa grazie a fondi europei destinati alla tutela delle aree naturali protette, e pertanto parte dei locali sono stati affidati alla riserva naturale “Grotta di Santa Ninfa”.
Non dimentichiamo le escursioni naturalistiche!
Passeggiando lungo i sentieri della riserva è possibile raggiungere i luoghi più importanti dell'area protetta e del comprensorio, ammirare le suggestive forme carsiche e la diversità della flora e della vegetazione. Le escursioni lungo i sentieri sono libere e consentite per un numero massimo di 50 partecipanti; in caso di gruppi numerosi occorre concordare con l'Ente Gestore la data dell'escursione per evitare sovrapposizioni con altri gruppi.

Rospo Smeraldino

Il CEAS Rospo Smeraldino di Legambiente Sicilia si trova a Palermo presso lo Spazio Mediterraneo ai Cantieri Culturali alla Zisa propone attività di educazione ambientale,laboratori e lezioni legati al tema della sostenibilità ambientale e della biodiversità finalizzate a stimolare maggiore rispetto per l'ambiente naturale.
Deve il suo nome al rospo smeraldino siciliano, un anfibio dalla colorazione biancastra o beige con macchie verdastre appartenente alla famiglia dei Bufonidi, una famiglia di anfibi anuri che comprende oltre 500 specie, distribuite in tutti i continenti con l'eccezione di Oceania e Antartide. Più piccolo del Rospo comune (Bufo bufo), il Rospo smeraldino siciliano ha abitudini prevalentemente terrestri e crepuscolari-notturne; frequenta sia ambienti naturali che antropizzati, come orti, parchi e giardini, dove ricerca insetti e molluschi di cui si nutre. È una specie terrestre, che utilizza gli ambienti acquatici solo per la riproduzione. Nei periodi post-riproduttivi i maschi tendono ad occupare le aree più vicine al sito riproduttivo mentre le femmine occupano aree più periferiche.
Nell'area di Palermo lo troviamo in diversi siti, tra cui anche la Riserva Naturale Monte Pellegrino dove, in alcuni periodi dell'anno, il rospo utilizza il Gorgo di Santa Rosalia, uno stagno per la deposizione delle proprie uova. E una specie ad elevato rischio di scomparsa a causa della frammentazione e dell'inquinamento degli habitat in cui vive e della riduzione delle zone umide ed è per questo che Legambiente Sicilia stimola con le sue attività ad un maggiore rispetto di queste aree e di questa particolare specie.
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Grotta di Carburangeli

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La riserva
La riserva naturale integrale Grotta di Carburangeli è un'area naturale protetta situata nel comune di Carini, nella città metropolitana di Palermo ed è stata istituita nel 1995 ed affidata in gestione al Comitato Regionale Siciliano di Legambiente. Abbracciata da un arco montuoso ricco di numerose sorgenti d’acqua, Carini domina dall’alto dei suoi 160 metri il golfo che va da Capo Raìs ad Isola delle Femmine. L'area protetta “Grotta Carburangeli” consiste in una cavità a sviluppo prevalentemente orizzontale, di circa 400 metri costituita da diversi vani ed è individuata, come riserva naturale integrale, al fine di conservare nella sua integrità l'ambiente naturale perché di elevato interesse speleologico, paleontologico e biologico. La Grotta riveste anche interesse archeologico, come testimoniato dal rinvenimento di interessanti reperti nel primo vano della cavità e nell’area antistante. Gli scavi eseguiti tra la metà del 1800 e gli inizi del 1900 da diversi paleontologi hanno riportato alla luce importanti resti della fauna fossile quaternaria ed oggetti dell’industria litica umana risalenti al Paleolitico ed al Neolitico, oggi conservati presso il Museo “Gemmellaro” di Palermo.
 
Fauna e geologia
Ubicata nella pianura costiera di Carini, nei pressi di Villagrazia di Carini, consiste in una cavità a sviluppo prevalentemente orizzontale, di circa 400 metri costituita da diversi vani. La Grotta di Carburangeli è, tra le cavità del territorio di Carini, quella che si apre alla quota più bassa e che si imposta per gran parte della propria estensione all’interno delle calcareniti e dei conglomerati d’origine fluvio-marina, risalenti al Pleistocene. Queste particolari rocce, infatti, sono state osservate per circa trequarti dell’estensione della grotta a partire dagli ingressi. La parte più interna, invece, si snoda all’interno dei calcari e dei calcari dolomitici del Triassico Superiore – Lias Inferiore.  Sulla base di queste osservazioni di carattere geologico, si ritiene che la genesi della grotta di Carburangeli (almeno nella porzione più esterna) sia avvenuta nell’Era Quaternaria in seguito allo scorrimento di acque sotterranee. Queste, nel loro moto verso il mare, avrebbero innescato fenomeni di erosione di tipo meccanico e, in parte, anche chimico a spese di porzioni del deposito pleistocenico non ancora completamente litificato.
Le grotte sono caratterizzate da una temperatura pressoché costante, da un’elevatissima umidità dell’aria e dall’assoluta assenza di luce.
 
Sebbene non adatto quindi alla vita delle piante (organismi alla base nella catena alimentare), il mondo ipogeo è comunque popolato da animali cavernicoli che compiono in parte o anche per intero il proprio ciclo vitale all’interno delle cavità, traendo il necessario nutrimento dal detrito organico trasportato dalle acque, dai batteri autotrofi o dal guano dei Pipistrelli. Si tratta di piccoli organismi (insetti, crostacei, ragni, millepiedi, molluschi, ecc.), adattati alle condizioni del mondo ipogeo, spesso caratterizzati da modifiche degli organi di senso, dalla variazione dei cicli biologici e da fenomeni di depigmentazione (perdita di colore).
 
La grotta di Carburangeli ospita anche una importante colonia di pipistrelli, appartenenti alla specie Myotis myotis, che rivestono un importantissimo ruolo ecologico per la loro dieta a base di insetti (tra cui moltissimi nocivi per l’uomo).
Durante le campagne di scavo eseguite nel corso degli ultimi secoli all’interno della grotta di Carburangeli ed in altre cavità limitrofe, sono stati rinvenuti numerosi resti fossili appartenenti a specie animali ormai non più presenti in Sicilia come l’elefante, l’orso, la iena, il bisonte ed il cervo. Si tratta di animali arrivati fin qui dall’Africa e dalla penisola italica attraverso alcuni passaggi naturali, detti “ponti”, che si sono formati in seguito all’abbassamento del livello del mare durante le glaciazioni quaternarie. Quando questi passaggi si sono interrotti, gli animali che sono rimasti isolati in Sicilia si sono adattati alle condizioni ecologiche qui presenti, evolvendosi in nuove specie. Alcuni di essi, come gli elefanti, i bisonti ed i cervi, sono stati caratterizzati dalla diminuzione della taglia, originando quella che viene chiamata “fauna nana”. Altri, al contrario, si sono differenziati dal ceppo originario per l’aumento delle dimensioni, come i ghiri e le tartarughe.
Dal punto di vista naturalistico, il sito è popolato da piccoli organismi troglobi quali insetti, crostacei, ragni, millepiedi e molluschi che, perfettamente adattati alle condizioni del mondo ipogeo, sono generalmente caratterizzati da modifiche degli organi di senso, dalla variazione dei cicli biologici e da fenomeni di depigmentazione (perdita di colore).
Tracce dell’uomo
Da sempre le grotte hanno rappresentato un sicuro rifugio per l’uomo tanto che, al loro interno, è possibile rinvenire alcune “tracce” della sua antica presenza. Si tratta generalmente di disegni eseguiti sulle pareti, di resti fossili e di arnesi primitivi che, risparmiati dall’azione del tempo, ci permettono oggi di ricostruire frammenti di vita quotidiana dei nostri antenati. Con il suo sviluppo orizzontale e con l’ampio ingresso collocato in un’area facilmente accessibile, anche la grotta di Carburangeli ha ospitato l’uomo preistorico proteggendolo dal freddo e dai predatori. Gli scavi archeologici eseguiti nel grande vano di ingresso hanno riportato alla luce interessanti resti ed utensili risalenti ad un periodo compreso tra il Paleolitico e l’Età del Bronzo: lame, punte di selce utilizzate per la caccia, frammenti in pietra lavica riconducibili ad antiche macine e manufatti in terracotta. Accanto a questi reperti sono stati ritrovati anche gusci di patelle e di lumache, e frammenti ossei ormai fossilizzati di cervo, capra, cinghiale, bue e cavallo che si suppone siano resti di pasti. Alcune delle ossa rinvenute, infatti, si presentano spezzate per l’abitudine dell’uomo primitivo di nutrirsi anche del midollo osseo. Inoltre, ad ulteriore testimonianza dello stretto legame esistito tra gli uomini preistorici e la grotta di Carburangeli, si può osservare nella parete posta all’ingresso della cavità un disegno a carboncino che, ancora in fase di studio, sembra rappresentare uno stregone durante una cerimonia propiziatoria.

Un sentito ringraziamento per la collaborazione a:

Un viaggio sostenibile e solidale attraverso la storia e la natura della Sicilia

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