Parco Fluviale dell'Alcantara

Il nome Alcantara deriva dal ponte arabo “Al qantarah” (il ponte) che attraversa il fiume Alcantara nel territorio di Giardini-Naxos.

Antica è l'origine del Fiume Alcantara,: il suo letto risale a circa 300.000 anni fa, anche se l'aspetto attuale è dovuto alle colate verificatesi negli ultimi 8.000 anni.

In corrispondenza delle formazioni basaltiche, nel corso dei millenni, l’acqua ha generato per erosione un paesaggio geologico assolutamente unico, dando vita alle caratteristiche gole, profonde forre con strutture colonnari a canna d’organo o leggermente arcuate ad arpa e a ventaglio, disposte orizzontalmente a catasta di legna, oppure caoticamente fratturate.

Nel comune di Motta Camastra, sul versante messinese, si trova l’unica grotta di scorrimento vulcanico: difficile da raggiungere, ma splendida da ammirare viene chiamata Grotta dei Cento cavalli a testimoniare le sue enormi dimensioni.

Siculi, greci, romani, arabi e normanni hanno tutti contribuito a fare la storia della Valle Alcantara e ad arricchire il già immenso patrimonio culturale e artistico che connota questa zona, rendendola una vera e propria terra senza tempo.

Nel ‘500 l’umanista Pietro Bembo raccontava di una valle ricoperta di boschi di platani, querce e roveri. Di questo scenario, purtroppo, resta poco, ma la macchia mediterranea che ha sostituito quasi ovunque i boschi offre uno spettacolo ineguagliabile di profumi e colori che cambiano di stagione in stagione.

Il fertile fondovalle è interamente occupato da colture con noccioleti e oliveti, verso le pendici dell’Etna si estendono i vigneti, mentre la bassa valle è ampiamente caratterizzata dalla presenza di agrumeti.
La differenziazione morfologica dell’ambiente fluviale spiega la varietà di specie animali presenti e con 174 specie, gli uccelli sono il gruppo meglio rappresentato nell’intera valle dell’Alcantara, tra cui spiccano l’aquila reale e l’aquila del Bonelli.

Per tutelare e valorizzare questo spettacolo della natura, negli anni ’60 venne creato il Parco Botanico e Geologico Gole Alcantara di cui le famose Gole del fiume Alcantara rappresentano la principale attrattiva naturalistica e turistica. Il parco, nel 2001, diventa Ente Parco fluviale dell’Alcantara.

100 ettari di parco naturale dove poter fare escursioni seguendo itinerari turistici, fare picnic, partecipare ad attività varie.

LA FAUNA

Lungo il suo scorrere l'Alcantara attraversa diversi biotopi che si sviluppano in relazione alla variazione dell'altitudine, del clima, del suolo e alla pendenza dell'alveo, formando ambienti fluviali o di fiumara, formazioni vegetali mesoxerofile e, nelle zone alluvionali di pianura, colture agrarie.

Insieme al fiume Simeto, presente sul versante opposto, l’Alcantara e’ il bacino idrico in cui si riversano le nevi sciolte, provenienti dal vulcano, che rendono molto fredde le sue acque.

Nel primo tratto, compreso fra le sorgenti (sotto Floresta) e Randazzo, il fiume, caratterizzato da una elevata pendenza, scorre su rocce sedimentarie. In questo tratto montano la vegetazione è frutto dei rimboschimenti realizzati intorno agli anni 50' con castagno (Castanea sativa), ontano napoletano (alnus glutinosa) e pino nero (Pinus nigra) e in minor misura faggio (fagus silvatica). Sporadicamente troviamo olmi (Ulmus minor) e pero selvatico (Pyrus Pyraster).

Lungo gli argini del fiume si trovano pioppi (Populus nigra e P. alba) e saliceti arborei e arbustivi (Salix alba, S. pedicellata, S. purpurea).

Scendendo di quota, il fiume attraversa una zona piuttosto arida, ove, la vegetazione non offre ancora la peculiare flora delle aree umide, ma lungo le sue rive, accanto all’immancabile Oleandro (Nerium oleander), possiamo trovare alcuni rappresentanti della macchia mediterranea come l’Euphorbia rigida, appartenete alla famiglia delle Euphorbiaceae, il Terebinto (Pistacia terebinthus), appartenente alla famiglia delle Anacardiacee e la Ginestra comune.

Continuando a seguire il suo percorso, l’alveo comincia ad ingrossarsi, grazie all’arrivo, dalle vicine montagne, di alcuni affluenti su entrambe le sponde.

Ci troviamo nel territorio comunale di Mojo, all’interno dell’area protetta.

Man mano che scendiamo, il paesaggio cambia ed assume quei toni spettacolari che l’hanno reso tanto famoso.

A parte i magnifici scenari geologici, anche la vegetazione assume un ruolo da protagonista con la presenza della tipica flora palustre che va a formare sia delle associazioni vegetali acquatiche, che ripariali.

Qui sono diffuse molte specie di piante erbacee officinali, conosciute da tempi antichissimi per le loro proprietà, sia curative che gastronomiche, tra cui il Crescione (Nastutium officinale), appartenente alla famiglia delle Brassicaceae ed è una delle piante acquatiche più comuni, nei periodi di grande crescita, forma delle vere e proprie praterie galleggianti sul fiume.

La Menta selvatica e’ sempre presente con le specie Mentha aquatica e Mentha piperita, appartenenti alla famiglia delle Lamiaceae ed inconfondibili grazie al loro pungente odore aromatico.

Si possono rinvenire anche la Veronica d’acqua (Veronica anagallis acquatica), appartenete alla famiglia delle Plantaginaceae ed il Sedano d’acqua (Apium nodiflorium), appartenente alla famiglia delle Umbellifereae.

Molto bella da vedere è anche la Malva reale (Lavateria arborea), dagli appariscenti fiori color fucsia.
La zona delle Gurne e’ tra le aree più suggestive, sia per il susseguirsi di questi caratteristici laghetti, collegati tra di loro da piccole cascate, sia per le rigogliose piante da cui sono circondati.

Tra la fitta vegetazione ripariale boschiva, riusciamo a riconoscere varie specie di Salice, pianta officinale appartenente alla famiglia delle Salicaceae, apprezzate per le loro qualità antinfiammatorie, tra cui il Salix Gussonei, endemico della Sicilia e il più noto Salice piangente (Salix alba).

Sulle rive del fiume è segnalata la presenza del Platano orientale (Platanus orientalis), in Sicilia presente solo sulla parte orientale dell’isola

Sono molto diffusi anche i Pioppi, tra cui il Pioppo nero (Populus nigra) ed il Pioppo tremulo (Populus tremulus).

Comune è anche l’Ontano (Alnus glutinosa), appartenente alla famiglia delle Betulaceae.

Le Gurne rappresentano anche il tipico habitat della Lenticchia d’acqua (Lemna minor) e del Ranuncolo (Ranunculus penicillatus), appartenente alla famiglia delle Ranuncolaceae.

Questa pianta acquatica è tra le più importanti di questo ecosistema ed è divenuta ormai rara a causa delle sue caratteristiche ambientali molto esigenti, tra le quali: acque con portata lenta, ben ossigenate e fredde.

 Via via proseguendo il suo percorso tra le rocce laviche, la vegetazione a tratti è rigogliosa ed impenetrabile, a causa della crescita della Canna di palude comune (Arundo donax), alta tra i 5 ed i 10 metri e della Cannuccia di palude (Phragmites palustris), entrambe appartenenti alla famiglia delle Poaceae.

Ogni tanto si riesce a scorgere anche il Piccolo papiro (Cyperus altrnifolius), specie alloctona che si è ben naturalizzata. Al contrario, è del tutto estinto il bellissimo Papiro egiziano (Cyperus papyrus), appartenente alla famiglia delle Cyperaceae.

Probabilmente, presente in passato, resta ancora diffuso nella vicina area protetta del fiume Fiumefreddo e in altri areali della Sicilia.

La foce presenta il classico habitat salmastro, dovuto all’incontro tra l’acqua salata e l’acqua dolce ed è una fascia di fiume soggetta a continui cambiamenti, soprattutto, durante i periodi di grandi piene e mareggiate.

Sulle sponde trovano posto numerosi Pioppi e Salici e crescono piante resistenti ed adattate a sopportare i cambiamenti chimici dell’acqua salmastra; la cosiddetta vegetazione alofita.

Qui, spiccano per portamento la Typha latifolia e la Typha angustifolia, diffuse anche in altri tratti del fiume

Maestosa la Tamerice (Tamarix africana), in fiore, appartenete alla famiglia delle Tamaricaceae, che può avere sia forme arbustive che arboree e numerose Cenopodiaceae, tra cui la Salicornia glauca, conosciuta anche col nome di Asparago di mare

Tra le Asteraceae troviamo lo Xantium italicum, pianta diffusa un po’ dappertutto lungo il fiume.

CONTRATTI DI FIUME

I Contratti di Fiume (CdF) sono strumenti volontari di programmazione strategica e negoziata che perseguono la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, contribuendo allo sviluppo locale. 

I soggetti aderenti al CdF definiscono un Programma d’Azione (PA) condiviso e si impegnano ad attuarlo attraverso la sottoscrizione di un accordo.

Rientrano in questa definizione anche i contratti di lago, di costa, di acque di transizione, di foce e di falda, qualora gli strumenti sopra descritti vengano utilizzati ponendo l’attenzione a categorie di corpo idrico diverse dal fiume.

Requisiti di finalità e coerenza 

I contratti di fiume contribuiscono al perseguimento degli obiettivi delle normative in materia ambientale, con particolare riferimento alla direttiva 2000/60/CE (direttiva quadro sulle acque) , che prevede il raggiungimento del “buono stato” di qualità dei corpi idrici, alle relative direttive figlie, unitamente alla direttiva 2007/60/CE (direttiva alluvioni) , e alle direttive 42/93/CEE (direttiva Habitat) e 2008/56/CE (direttiva quadro sulla strategia marina) , in quanto utile strumento per la prevenzione e riduzione dell’inquinamento, l’utilizzo sostenibile dell’acqua, la protezione dell’ambiente e degli ecosistemi acquatici; la mitigazione degli effetti delle inondazioni e della siccità nonché per il coordinamento e la coerenza delle azioni e degli interventi previsti per l’attuazione delle suddette direttive.

I contratti di fiume sono coerenti con le previsioni di piani e programmi già esistenti nel bacino idrografico di riferimento/sub-bacino e per il territorio oggetto del CdF e, qualora necessario, possono contribuire ad integrare e riorientare la pianificazione locale e a migliorare i contenuti degli strumenti di pianificazione sovraordinata, in conformità con gli obiettivi delle normative ambientali di cui al punto precedente.(tratto da Tavolo Nazionale Contratti di Fiume)