Riserva Naturale Orientata Fiumedinisi e Monte Scuderi

Superficie a terra (ha): 3.543,45

• Comuni: Alì, Fiumedinisi, Itala, Monforte San Giorgio, Nizza di Sicilia, San Filippo del Mela, San Pier Niceto

• Ente Gestore: Dipartimento Regionale Azienda Foreste Demaniali

Informazioni turistiche:

Per arrivare alla riserva, da Messina bisogna imboccare l’autostrada A18 (ME-CT) ed uscire allo svincolo per Nizza di Sicilia: da qui si prosegue sulla strada indicata dalla segnaletica per Fiumedinisi e, quindi, in direzione nord, si costeggia la fiumara.

Monte Scuderi e Fiumedinisi: nei monti metalliferi il «paradiso» della coturnice

Bellissimi esemplari di erica arborea, ai piedi di Monte Scuderi, fanno da contrappunto a boschi di tutte le specie di roverella conosciute in Sicilia, che occupano i valloni e le altre aree più basse della riserva. 

Le fiumare: veri e propri laboratori geologici all’aperto in cui miriadi di ciottoli di diversa origine minerale raccontano la storia delle viscere della terra e della natura fisica dei Peloritani. Tra queste, la fiumara del Fiumedinisi, corso d’acqua che sino a pochi anni fa era di una bellezza paradisiaca: grossi massi bloccavano il corso del fiume costringendo l’acqua a formare cascatelle che creavano pozze e laghetti deliziosi per chilometri e chilometri. Era il regno del merlo acquaiolo che qui trovava una delle sue rare stazioni siciliane. 

Poi le amministrazioni locali decisero di rettificare il fiume: tolsero i grossi massi e l’acqua cominciò a scorrere in rettilineo. Ne conseguì un impoverimento paesaggistico ed ambientale che viene però contrastato dall’indole stessa del fiume che riesce a ricreare le condizioni di naturalezza che gli sono congenite. Sulle sue sponde si trova la tipica vegetazione adattata agli ambienti di ripa, rappresentata dal pioppo nero, da diverse specie di salice, dall’orniello, dall’olmo campestre e dall’alaterno, mentre tra gli arbusti si individuano gli oleandri, le tamerici e le ginestre. 

Nelle diverse vallate, man mano che si sale in quota, al di fuori dei corsi d’acqua e sino ai 600-800 m s.l.m., domina la vegetazione a roverella, alla quale si associano il bagolaro, il castagno, il noce nostrano e il gelso nero. La flora al di sopra degli 800 m è rappresentata soprattutto dal leccio, dalla carpinella, dall’acero fico, dall’acero montano, dal rovere, dall’agrifoglio e dall’alloro: un mix di piante sempreverdi miste a caducifoglie. I terreni che invece hanno subìto maggiormente la presenza dell’uomo sono coperti da una vegetazione arbustiva dominata da erica arborea, biancospino, ginestra dei carbonai, citiso e sparzio villoso. Il microclima particolare delle valli crea le condizioni per l’insediamento di piante endemiche e rare, tra cui il tiglio nostrano che riveste eccezionale interesse dal punto di vista naturalistico e scientifico. 

Ma la vera emergenza paesaggistica sono i giacimenti minerari, motivazione primaria dell’istituzione della riserva naturale: si pensi che solo nel territorio compreso tra Alì ed Antillo sono presenti circa 160 miniere! Anche i toponimi prendono origine dai preziosi giacimenti, ed ecco che Pizzo Pietre Rosse ci rivela la sua origine ferrosa, mentre le Pietre di Caloro, in contrada Vacco, erano giacimenti auriferi. 

Un tempo si estraevano anche il rame, lo zinco, l’argento, l’antimonio e il ferro. Dalla galena (PbS - solfuro di piombo) si estrae il piombo. Se è argentifera dà come sottoprodotto l’argento: in epoca borbonica veniva utilizzata per la produzione di monete. Erano attivi pure giacimenti di scheelite che fornivano il tungstato di calcio (CaWO4), materia prima nell’industria per la produzione dei filamenti delle lampadine. La caratteristica composizione rocciosa e mineraria dei Peloritani, Monti Metalliferi, rivela origini geologiche totalmente diverse da quelle delle altre montagne siciliane. 

Questi monti, tra i più antichi della nostra isola, rappresentano la logica prosecuzione dell’appennino calabro con cui sono in continuità morfologica e geografica, e da cui sono separati dallo Stretto di Messina. Sollevatisi durante l’epoca mesozoica e cenozoica (ere secondaria e terziaria, a partire da 225 milioni di anni fa), i Peloritani subirono numerosi mutamenti: la natura cristallina delle loro rocce è stata spaccata, frantumata, alterata al punto di essere stata trasformata in materiale sabbioso e poco coerente, detritico, che viene facilmente dilavato dai corsi d’acqua e trasportato giù dalle fiumare che, se non ostacolate nel loro percorso, tendono a trascinarne quantità ingenti, con grande accumulo di detriti a valle. 

Tra questi boschi vive una fauna tipicamente silvana: fra i predatori troviamo gatti selvatici, volpi, martore e donnole e fra le prede, conigli selvatici, micromammiferi arboricoli come il quercino e il ghiro. Presenti anche animali del sottobosco come il topo selvatico, il riccio, l’arvicola di Savi e il toporagno di Sicilia. Sui Peloritani passa la colonna migratoria di uccelli in transito sullo Stretto: da qui si avvistano i falchi pecchiaioli, un tempo oggetto di barbare stragi. Tra i moltissimi rapaci nidificanti ricordiamo il velocissimo falco pellegrino, la poiana, molto diffusa in Sicilia, lo sparviere, abile cacciatore nei boschi e spettacolare nelle picchiate quando deve catturare le prede, i vari nibbi, oggi sottoposti a particolare tutela, e il gheppio, che caccia nelle aree aperte. Nei versanti più asciutti e aperti, l’istrice trova il suo ambiente congeniale. Valloni e fiumare ospitano una fauna variegata: le lucertole (la più comune campestre e la siciliana), i ramarri dalla smagliante livrea smeraldina, i gongili (simili alle lucertole, ma con corte zampette), gli emidattili e i gechi dal corpo tozzo e dalla pelle verrucosa. 

Tra i serpenti, si possono incontrare il nerissimo biacco, il saettone, la biscia d’acqua e la vipera (l’unica ad essere velenosa). Una menzione a parte va fatta per l’aquila reale, che qui nidifica, e per la rara Coturnice di Sicilia, specie minacciata, citata nel decreto istitutivo come una delle principali motivazioni per la realizzazione della riserva.

La Valle degli Eremiti 

E’ un luogo incantato, magico, fuori da ogni eco di “civiltà”, dominato da silenzi interrotti solo dai suoni della natura: è una delle rare aree incontaminate che in Sicilia è ancora possibile incontrare. Offre al visitatore continue sorprese: segnata dalle acque, che in passato vi scorrevano copiose, la roccia appare ben modellata, pareti alte e scoscese presentano interstizi fioriti; negli anfratti una lussureggiante vegetazione di alberi porta le radici tra le superbe rocce.

Era luogo frequentato nel passato da religiosi che cercavano la solitudine; alcuni di questi anacoreti hanno abitato nelle grotte che esistono nei dintorni. Sul tratto iniziale della parete, in un’ansa, si trova uno di questi antri, accanto al quale sorge un piccolo Santuario molto suggestivo, intitolato alla SS. Trinità, da cui si diparte un terrazzo panoramico sulla fiumara, i cui lati sono rappresentati da case di pastori. Poco distante, sulla stessa parete, in un luogo più inaccessibile, si trovano i ruderi del vecchio convento. Di fronte, una decina di forni costruiti dalle famiglie di Fiumedinisi, per arrostire la carne nel giorno del pellegrinaggio, usanza questa che risale all’antichissima festa settembrina dedicata alla SS. Trinità e richiama devoti che giungono dai comuni della provincia di Messina, molti dei quali arrivano a piedi scalzi.

Emergenze paesaggistiche

Monte Scuderi: situato a NNE dell’abitato di Fiumedinisi (circa 19 km). 

Fiumara del Fiumedinisi: sfocia nello Jonio, supera l’abitato di Fiumedinisi in direzione nord.  

Valle degli Eremiti: ad ovest di Monte Scuderi, dista da Fiumedinisi circa 19 km.

Piano Margi: in fondo a valle Lameri (ramo destro del vallone della Santissima, a sua volta ramo destro del Fiumedinisi).

Acqua Menta: si diparte dal ramo sinistro della Valle degli Eremiti.

Itinerari

La fiumara del Fiumedinisi procede a nord dell’omonimo paese, biforcandosi dopo circa 6 km: il ramo di sinistra è il torrente Vacco, che si apre su un’area mineraria dove si trovano le Pietre di Caloro (miniere aurifere), mentre a destra continua prendendo il nome di Santissima. Questo ramo del corso d’acqua, arrivato all’altezza del versante occidentale di Monte Scuderi, si biforca nuovamente formando a sinistra la Valle degli Eremiti, mentre a destra prosegue col nome di Valle Lameri e giunge sino al Piano Margi, dove si trova la Casa degli Alpini, rifugio in stato d’abbandono che prossimamente sarà ristrutturato. A cento metri dal rifugio, in direzione Sud-Ovest, là dove il panorama si apre sull’Etna, affiora una sorgiva. Qui arriva anche l’antica strada militare. 

Sempre da Piano Margi si diparte una bellissima mulattiera, percorribile a piedi, che si dirige verso Pizzo Sale. Dalla vetta del rilievo di Monte Scuderi (1.253 m s.l.m.), la più interessante dei Peloritani, si gode un incomparabile scenario che nei giorni di limpidezza atmosferica spazia dall’Etna all’Aspromonte.

Monte Poverello a nord, digrada dolcemente verso Monte Rossimanno, da cui si gode una spettacolare vista panoramica che tocca pure la Rocca di Padiglione, dove nidifica l’aquila reale. Bellissima anche la zona dell’Acqua Menta, che si apre sull’omonima valle dove la flora è dominata da piantine di menta. In questa riserva vive anche la rara coturnice di Sicilia qui ben rappresentata.

La Chiesa dei SS. Pietro e Paolo 

Del sec. XII, sorge ad Itàla, per volere di Ruggero d'Altavilla. Da un diploma del 1092 (riportato dallo storico Rocco Pirri), Ruggero fece dono delle terre tolte ai Saraceni, e quindi anche di questa chiesa, ai padri Basiliani che divennero, sotto Federico II, baroni di Itàla e Alì. La costruzione a pianta basilicale, a tre navate e tre absidi, visibili dall'esterno, probabilmente è la prima chiesa basilicale costruita in Sicilia dopo la dominazione araba. Nel XVII sec. fu appesantita da sovrastrutture barocche, intorno al 1930 è stata restaurata. Oggi restano tracce di stucchi, probabilmente originari.